Verso la Grande Madre

Sab, 12/22/2007 - 20:51

Verso la Grande Madre



Un amico ci scrive da Verona, tappa d'avvicinamento per le Indie, un brogliaccio zeppo di notizie realissime come il mito. Confessiamo di non averci capito un accidente, ma ne siamo rimasti attratti e lo pubblichiamo volentieri. Il finale è a sorpresa: l'India si congiunge col Volto Santo di Lucca.

Bollettino ai naviganti della dea
Sono emerse ulteriori tracce di bizzarri parallelismi, sempre sul filo dea - cavallo - re del mondo - fine ciclo - Visnu avatara - buddhismo vajrayana, riferiti alla nostra meta in Assam e Arunachal.
Sulla collina di Manikuta, nel sito dell'antica Hajo, a pochi chilometri da Kamakhya, sorge il tempio di Hayagriva-Madhava che, come vedremo, ha stretti contatti con il tempio di Jagannath a Puri.
Una versione del mito sulla murti di Jagannath a Puri (versione riportata nello Yogini Tantra - testo tantrico assamese del XVI secolo) riporta che una notte Krishna ordinò in sogno al re dell'Orissa Indradyumna di tagliare in sette pezzi con l'ascia (guarda guarda, proprio parshu) un tronco di legno che sarebbe giunto galleggiando dal mare arenandosi sulla spiaggia, per ricavarne delle murti. Così il re fece e inviò due di questi pezzi a Kamarupa (Assam) dove furono ricavate le immagini di Hayagriva e di Madhava (Matsya).
Il Kalika Purana riporta inoltre che, proprio sulla collina di Manikuta, Hayagriva uccise il demone delle febbri Jvarasura (compagno di Shitala). Nello stesso testo Hayagriva è anche il demone che guarda la porta orientale del mitico regno di Pragjyotishpur (Assam) del re Narakasur.
Peraltro il tempio di Hayagriva-Madhava è particolarmente sacro al buddhismo vajrayana, sotto il nome di Tsam-cho-dum (rTsa-mchg-gron) ed è considerato uno stupa del samadhi del Buddha. Una tradizione di origine tibetana vuole che proprio nei pressi del Tsam-cho-dum, presso la rupe Neta Dhubunir Pat Sil, il Buddha abbia attinto al Parinirvana e sia stato cremato. Tale luogo rappresenta uno degli otto mahasmashana e precisamente il Sitavana smashana (Sil-wa-tsal-gi-dur-khrod o pira del fresco terreno).
Da numerose fonti (Buranjis - letteratura storica dell'Assam medioevale -, biografie del santo assamese Sankaradeva, Kalika Purana) si conferma come l'Assam sia sempre rimasto in stretta relazione con l'Orissa e che sia stato interessato da un importante culto della Devi e di Jagannath
Puri, inoltre, assieme all'Assam, è stato uno dei principali luoghi di culto della tradizione vajrayana.
Infine segnalo che i luoghi ove sono sorti il tempio di Kamakhya e quello di Jagannath a Puri portano il medesimo toponimo di Nilachala (ai sanscritisti la corretta interpretazione etimologica).
Da questi elementi traggo, dunque, alcune considerazioni:
* le murti dello Hayagriva-Madhava temple sono 'consustanziali' all'immagine di Jagannath a Puri
* tra tutte le possibili immagini vaisnava, sono stati accoppiati un cavallo e un pesce e, al proposito, ricordo il recente intervento del prof. Filippi a Monfuno circa la sovrapposizione simblica di pesce e cavallo
* entrambe sono murti legate all'aspetto diluviale (acqueo, amniotico) di inizio e fine ciclo
* la tradizione canonica, che indica a Kushinagar il luogo della morte di Gautama Buddha, sembrerebbe contraddire la sua localizzazione in Assam. La persistenza di una tradizione tibetana nel fissarlo ad Hajo, sembrerebbe in relazione piuttosto con il luogo della morte di Padmasambhava
* si rafforzano, alla porta occidentale dell'Assam, gli elementi espliciti che poi troveranno un riscontro sottile alla porta orientale. In particolare la presenza di Hayagriva da mettersi in realzione con il Kalkin, la conferma di elementi collegati agli avatara di Visnu, la presenza di un santuario di primaria importanza per il buddhismo vajrayana coincidente con un luogo di culto hindu (culto di Hayagriva-Madhava e della Devi), così come la yoni di Dorje Pagmo è in relazione con il luogo ove si è ritirato Parshuram e da dove scenderà il Kalkin
* se Puri rappresenta il seggio 'esteriore' del re del mondo, l'Assam con un simbolismo più esplicito nella zona occidentale richiamerebbe dunque tale funzione esteriore per proiettare la vera porta sottile posta nel proprio estremo orientale
* tale porta sottile parrebbe legata al ciclo diluviale o, meglio, alla liberazione delle acque celesti (Indra-Vrtra) attraverso il precipitare del Brahmaputra-Tsangpo nella terra degli uomini (in questo senso Parshuram kund sarebbe un vero e proprio taglio nella montagna operato dall'avatara per consentire il flusso delle acque)
Infine, per rovinare tutto, segnalo come il mito della murti di Jagannath sia notevolmente rispondente al mito cristiano (orrore della folla) del Volto Santo. Il vescovo Giovanni di Lucca (re Indradyumna) ebbe in sogno la visione di un angelo (Krishna) che gli annunciava di recarsi sulla spiaggia di Luni ove sarebbe giunta una croce su una nave senza equipaggio. La croce in legno era stata scolpita da Nicodemo, ma il Volto Santo era stato completato nottetempo per mano divina (la murti di Jagannath viene scolpita da Vishvakarma). La sacra immagine era rimasta occultata per secoli nel sotterraneo di una grotta (ma guarda!) a Gerusalemme. Quando la croce giunse a Luni, all'interno del corpo ligneo fu trovata un'ampolla con il sangue di Cristo (ohibò, il Graal).
Questo Nicodemo torna dunque a tormentarci e lo fa, neanche dirlo, a casa del Re del Mondo. Ricordo che proprio a Nicodemo, membro del Sinedrio, (e non ai discepoli) Cristo sceglie di confidare cruciali rivelazioni sul Giudizio finale in un colloquio notturno (Giovanni 3,1) in cui tra l'altro viene detto "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio." Quello stesso Nicodemo che ha un ruolo centrale assieme a Giuseppe d'Arimatea nella raccolta del sangue del Cristo, nella decollazione e nel trattamento del corpo nel sepolcro.
Guido Zanderigo


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