Il testicolo che scatenò il putiferio

Lun, 01/28/2008 - 12:55

Il testicolo che scatenò il putiferio

Da Nazione Indiana un interessante ma non compreso dibattito sulla traduzione di un piccolo testo kafkiano (Su in galleria).
Questo il testicolo nella traduzione di Pasquale Vangelisti:
«Se una cadente, tisica cavallerizza nell’arena venisse spinta dalla frusta spietata del suo capo a girare per mesi senza interruzione su un cavallo barcollante davanti a un pubblico instancabile frullando in groppa, lanciando baci, dondolando i fianchi, e se questo spettacolo sotto il rombio continuo dell’orchestra e dei ventilatori si protraesse in un grigio futuro all’infinito accompagnato dal battere smorzato e poi crescente delle mani, che propriamente sono magli a vapore – forse allora un giovane habitué della galleria filerebbe giù per la lunga scala superando i settori, si getterebbe nell’arena, chiamerebbe l’alt! tra le fanfare della sempre condiscendente orchestra. Ma siccome non è così; una bella signora, bianca e rossa, entra a volo dal sipario che i servitori fieri in livrea le aprono davanti; il direttore, cercando devotissimo i suoi occhi, le fiata contro al modo delle bestie; prudente la solleva sul cavallo pomellato quasi fosse la nipotina adorata che parte per un viaggio pericoloso; non sa decidersi a dare il via; lo dà infine dominandosi, uno schiocco; corre accanto al cavallo con la bocca aperta; segue aguzzando gli occhi le evoluzioni dell’amazzone; può concepire appena la sua destrezza; prova a metterla in guardia esclamando in inglese; furente esorta alla massima attenzione gli staffieri che reggono il cerchio; prima del gran salto mortale scongiura l’orchestra a mani alzate di tacere; alla fine solleva la piccina dal cavallo tremante, la bacia su tutt’e due le guance e nessun omaggio del pubblico gli pare sufficiente; mentre lei stessa, sorretta da lui, ben sulle punte dei piedi, circonfusa di pulviscolo, con le braccia spiegate, la testolina all’indietro, vuole spartire la sua felicità col circo intero – siccome va così, l’habitué della galleria posa il viso sul parapetto e, sprofondando nella marcetta finale come in un greve sogno, piange senza saperlo.»
Questa la variante (dalla trad. it. di Silvia Bartoli, Mondadori 1992):
«Se un’acrobata a cavallo, fragile, tisica venisse spinta per mesi interi senza interruzione in giro nel maneggio sopra un cavallo vacillante dinanzi a un pubblico instancabile da un direttore di circo spietato sempre colla frusta in mano, continuando a frullare sul cavallo, gettando baci, oscillando sulla vita, e se questo spettacolo proseguisse in mezzo al fracasso dell’orchestra e dei ventilatori nel grigio futuro che continua a spalancarsi sempre, accompagnato dall’applauso, che si estingue e poi torna ad ingrossare, di mani che son veri martelli a vapore – [...]»
Questo il dibattito:
COLLEONI
A parte che io avrei tradotto *gli inservienti fieri* e *sul leardo pomellato*, NON è Kafka.
ALCOR
Anche “una cadente, tisica cavallerizza nell’arena” va giù con fatica, se è per questo, più avanti non sono andata.
COLLEONI
Sì, è un attakko tutto incespikato e il kavallo, più ke barkollante, è bolso.
NEDOVANNINI
Cadente suggerisce l’altezza pericolante (e siderale) della cavallerizza. Essere spinti da una frusta spietata è certo molto bello. Un conto è un banale direttore mosso da spietatezza umana o subumana, un conto una frusta che si anima di limpida cattiveria. Il cavallo non deve vacillare (cioè rischiare di cadere) ma semplicemente barcollare (cioè rollare) facendo vacillare la ballerina (stella cadente).
COLLEONI
Vannini, penso che alla base ci siano sensibilità diverse. Prenda ad es. “La maestrina degli operai”, scritto dal De Amicis nel 1892: la vicenda ha per protagonista una specie di Franti cresciuto, il Moroni, giovane operaio della cintura torinese, innamorato a suo modo della ventiquattrenne maestra delle scuole serali, debole e inconsapevolmente seducente, inorridita dalla scoperta di essere guardata con concupiscenza dagli allievi, quasi tutti uomini fatti, e in particolare da quello sventurato, di cui ha orrore e pietà ad un tempo. E lo confronti poi con la sceneggiatura che ne trasse nel 1918 Majakovskij per il film “La signorina e il teppista” (regia di Slavinskj), dove Majakovskij stesso è nella parte del protagonista. Bene, noterà la stessa differenza che tra la Bartoli e il Vangelista, o tra la c dolce della prima e il c duro del secondo (e comunque, per sentire l’allitterazione iniziale del ca ci vuole un orecchio allenato allo ska). Non so se con ciò ho sconfinato nella psichiatria: del caso, mi perdoni.
PAGHETTA (datemi la)
Un conto è la sensibilità e un conto è la resa. Il Vannini ha ragione (d’altronde ha SEMPRE ragione, questa è la sua spinetta nel fianco): non c’è partita tra un nerbo frustante e un direttore frustrante. Poi bisognerebbe conoscere la lettera. Tra le due c’è un terzo che gode? Vogliamo altre prove. Colleoni come tradirebbe? E Pocar che farebbe?
COLLEONI
Pocar ha il c duro. (A quale lettera ti riferisci? Vannini esercita pure per corrispondenza?)
PAGHETTA (datemi la)
Intendevo l’originale
NEDOVANNINI
Vede Colleoni, lo sa benissimo che Vangelisti è un mio vecchio paziente (non del tutto guarito). E dunque mi permetta di essere, come dire?, un po’ di parte. Come sanno benissimo gli amici (e pazienti) del Baghetta, io non mi intendo affatto di letteratura (sono, come si sa, neuropsichiatra dilettante e paleotrattorologo amatoriale), però le semplici osservazioni che ho fatto sul testo kafkiano mi sembrano lapalissiane. Chi conosce anche superficialmente (come me)l’opera del grande praghese dalle orecchie a vela, sa benissimo che lui aveva il pallino delle fruste automatiche e degli erpici scuoiativi. Dunque, senza far torto alla signora Bartoli, posso dire che la versione del mio paziente è molto più vicina alla ben nota durezza di Kafka (nomen omen). Insomma Colleoni, invece di divagare con De Amicis si rilegga la mia piccola nota critica, e faccia, se è il caso, delle osservazioni pertinenti e costruttive. Detto questo le consiglio di passare dal mio ambulatorio. La domenica visito gratis.
COLLEONI
Egregio, si dà il caso (omen cognomen) che pur io abbia il c duro (come del resto tutti i formiconi), ed anzi, a dirla tutta, ne abbia come Viktor Sklovskij addirittura 3. Fu per il terzo appunto che venni tempo fa in ambulatorio, donde mi dirottò dal vet. Ilario De Becchis, cui cascarono le braccia. Dovrei ora tornar domani da Lei, per un gioco crudele dell’oca?
NEDOVANNINI
Gentilissimo dottor Biondillo, un mio paziente mi fa sapere che il nostro sbrodolio in codesta Nazione è cosa poco gradita. Le chiedo scusa anche a nome dei miei fanciulleschi pazienti. Sa, la psichiatria è una scienza talmente lugubre che viene voglia di giocare anche nei blogoli degli altri, pensando che le stanze siano grandissime (quasi infinite) e che lo spazio occupato (da noi) sia del tutto trascurabile. Vede, dottore, io non voglio difendere il Colleoni. Lo so meglio di lei che è stato in manicomio. Lo so benissimo che è un Incurabile. Potrei snocciolarle qui tutta la sua cartella clinica, se non avessi la bifida lingua legata dal segreto professionale. L’ho avuto in cura 15 anni il Colleoni. Ebbene non sono mai riuscito ad ottenere nemmeno la più tiepida remissione del male. PERO’, bisogna ammettere che il dibattito sul piccolo testo kafkiano era interessante. NO? Ma le rinnovo le mie scuse. Cercherò di non intromettermi più, nemmeno se (come in questo caso) il Colleoni mi telefona tutto agitato nel cuore della notte e mi prega di intervenire. Dottor Nedo Vannini Psichiatra
GIANNI BIONDILLO
“PERO’, bisogna ammettere che il dibattito sul piccolo testo kafkiano era interessante. NO?” No.
COLLEONI
NO! NO! e NO! lo griderò finché avrò gas nel mantice, e non c’entrano qui i diritti del malato: SONO SANO SONO SANO SONO SANO (a parte il problemino pr cui malauguratamente sono capitato, una domenica, dal Vannini. Lo ammetto, ho 2 c dolci e un c 1 duro, e questo terzo fa problema. Fino ad allora me lo avevano trattato come ciste, ossia come un c dolce al par degli altri 2: Vannini mi tenne in sospeso qualche annetto senza pronunciarsi, e infine mi spedì dal De Vecchis che alla vista esclamò: orca che orchite! E così, dopo anni di c dolce, mi ritrovo nuovamente col c duro! Stesso discorso per vacillante/barcollante: dolce o duro? L’unica certezza è che il pezzo dell’orchestra kafkiana è uno ska dei Madness).
NEDOVANNINI
La ringrazio dottor Biondillo per quel suo “no”, non saprei dire se crucciato o semplicemente esaustivo, che (comunque) taglia la testa allo psichiatra, o, per meglio dire, butta nel water lo psichiatra dal camice candido insieme al paziente moccioso e impataccato. Dicevo che la ringrazio perché la sua chiarezza, sia pure brachilogico-ermetica, mi rasserena. Una sillaba pura in questo mondo di sbrodoloni non è cosa da poco. In effetti pretendere che qualcuno si interessi a un testo minore (eppure notissimo) di Kafka è, come dire?, un microdelirio. Anche le novità che la versione di Vangelisti (secondo alcuni) introduce sono ben poca cosa in confronto… in confronto? Ecco, mi perdoni Biondillo se non trovo l’altro termine del confronto. È che l’ambulatorio mi sfinisce e in realtà, per svagarmi, mi sarebbe piaciuto dialogare un po’ con lei. Vede, io non sono un uomo confuso come sembro. Non sono nemmeno sconfuso, però, a volte un po’ di conversazione normale mi riesce. Consideri che passo la vita in un ambulatorio che sembra una stia. Consideri che i pazienti (tipo il Colleoni) mi assillano con le loro idee stereotipate e odiosamente infantili. Insomma, avevo detto che la ringrazio per quel suo “no” ghigliottinesco. E invece no: ci sono rimasto male. Nedo Vannini
COLLEONI
La vedo male: quando Vannini ci rimane male, so per esperienza diretta che tira fuori dall’armadio la sua collezione di trattorini di pelouche e comincia a trafiggerli uno ad uno con certe spille…
COLLEONI
Il “Vocabolario della Crusca” mi dà: *barcollare* = sbandare di qua e di là per un peso al collo (fase precedente al tracollare) *vacillare* = procedere a stento con l’aiuto di un bacillum/bastone (da cui poi imbecillus). Ergo la Kruska dà ragione a Cafca. *** Per concludere una citazione veramente perspicua, che starebbe bene come antiporta di ogni blocolo che si rispetti: Aleksandr Blok, dal suo taccuino del 1908 (un secolo esatto fa): «I figli del nostro secolo, o almeno i più sensibili, sono insidiati da una malattia sconosciuta ai medici. Questa malattia è affine ai mali spirituali e può essere chiamata ‘ironia’. Si manifesta attraverso crisi di riso spossante, che cominciano con un sorriso provocatorio, canzonatorio, e degenerano in violente imprecazioni. Agli altri piace ridere insieme a questi ‘malati d’ironia’, ma non credono in loro… Non badate al nostro riso! Cogliete piuttosto il dolore che c’è dietro. Non credete a nessuno di noi. Credete a ciò che sta dietro a noi.»

  1. nautilus on Lun, 01/28/2008 - 22:08

    Egregio Presidente della Biblioteca, Le sarei grato se esponesse fra le sue pubblicazioni questo mio C.D.. dedicato alla nostra terra.

    DIVISIONE COMPUTERS

  2. nautilus on Mar, 01/29/2008 - 14:30

    Ok, DIVISIONECOMPUTERS, sarò il Presidente della Biblioteca. Ma una biblioteca sotto il mare, così i libri si sfrondano tutti appena li apro, e l'acqua salata se li mangia. Dicono poi che l'acqua in cui navigo corregge anche la miopia, sostituisce le lenti.
    Non c'è che rallegrarsene.

    Nautilus

  3. nedovannini on Mer, 01/30/2008 - 08:56

    Direttore, riapra il dibattito sul mio testicolo. (Batta piano però).

    Suo Franz

  4. nedovannini on Mer, 01/30/2008 - 09:00

    Guardi Direttore, non è uno scherzo. Pasquale (Vangelisti) lo sa benissimo che Franz spesso parla per bocca mia. è un semplice contatto telepatico.

    nedo vannini

  5. colleoni (non verificato) on Mer, 01/30/2008 - 13:45

    Su Nazione Indiana hanno chiuso di tutta fretta un dibattito sul testicolo di Franz Kafka, per riaprirne un altro sul secondo testicolo, di Arno Schmidt (dove vengono svelate le 4 cose che Goethe non poteva soffrire)

    Irty Collj

  6. nedovannini on Mer, 01/30/2008 - 14:54

    lei Collj è un po' nebbioso/a

  7. trasciatti on Mer, 01/30/2008 - 17:10

    Guardi Corleoni,

    le metto il testicolo kafkiano in prima pagina, vediamo se si muove qualcosa.

    Direttor Trasciatti 

  8. larbaud on Mer, 01/30/2008 - 19:27

    Ma di che parlate? Kafka lo leggevo alle medie e neanche mi piaceva. Mi faceva stare male, diobono.
    Ciao a tutti. Furio.

  9. nautilus on Gio, 01/31/2008 - 15:44

    Com'è che ora che il testicolo è stato strappato agli indiani nessuno lo rianima?

    Nauti

  10. trasciatti on Gio, 01/31/2008 - 20:57

    Il Vannini, caro Nautilus, del suo testicolo se ne frega altamente. Io purtroppo non posso applicarmi, son preso da alcune beghe editoriali che mi succhiano il sangue. Infatti vogliono pubblicarmi l'opera omnia dandomi un anticipo di soli 500.000 euro quei tirchiacci! Capisce bene che devo andare per avvocati. Vada in ambulatorio e insulti un po' il Vannini che se lo merita e cerchi di farlo tornare ai suoi doveri di esegeta traducente.

    Direttorio

    P.S. Per la cronaca ho tolto i balzelli registratori. Tutti adesso possono lasciar commenti. Ma tacciono. 

  11. nedovannini on Gio, 01/31/2008 - 21:59

    io vorrei intervenire ma senza il biondillo non mi diverto

    FRANZ

  12. nedovannini on Gio, 01/31/2008 - 22:04

    comunque il discorso è questo: come si sa io parlo per bocca del vannini (che è anche medium dilettante), il guaio è che mi viene da dire quello che direbbe lui, e questo è tragico.

  13. trasciatti on Gio, 01/31/2008 - 22:11

    Il sig. Biondillo non lo conosco, non ho potere su di lui, bisogna che lo andiate a prendere su Nazione Indiana.

    Dir Tras 

  14. colleoni (non verificato) on Gio, 01/31/2008 - 23:02

    Quanto viene un malocchio?

    Collj

  15. trasciatti on Gio, 01/31/2008 - 23:34

    Corleoni cos'è questa storia, non vuol mica dare il malocchio a Biondillo?

    Direttore  

  16. colleoni (non verificato) on Ven, 02/01/2008 - 01:35

    Veda Lei, Direttore...

    Gianni Biondillo (1966 – vivente), scrittore italiano.

    Sul marciapiede era ormai un misto di schifo e lastre di ghiaccio. Erano ventiquattro ore che non nevicava più ma il cielo prometteva bufere scandinave. La città non riposava, comunque. Ubriachi di spirito controriformistico i milanesi sfidavano gli dei continuando ad andare al lavoro come fosse una qualsiasi giornata di primavera. (pag. 91) Inutile andare avanti. Si sa come vanno a finire certe serate. Tu mi piaci perché sei un uomo sensibile, non cerco un'avventura ma qualcosa di serio da costruire insieme, esco da una brutta storia, non sono una di quelle, vieni a bere qualcosa da me, queste bollicine mi fanno ridere, Dio che caldo, scopami Mandingo! (pag. 179) ["Per cosa si uccide", Tea 2006]

    Lo scambio termico fra l'imboccatura metallica della pistola e la tempia sudata di Lanza aveva ormai raggiunto, per il noto principio termodinamico, un punto di equilibrio tale da permettere al malcapitato di evitare pensieri oziosi sull'argomento, offrendogli così l'opportunità di concentrarsi con più rigore sull'imminente stato entropico che avrebbe raggiunto da lì a poco. In effetti il suo pensiero si era perduto su questioni risibili quali l'alta conducibilità termica del metallo, la composizione chimica delle polveri da sparo, il traffico illegale di armi nel bacino mediterraneo, proprio mentre l'assassino gli passava la canna della pistola sul volto per poi piazzargliela senza indugi sulla tempia che pulsava all'impazzata. [incipit di "Con la morte nel cuore, Guanda 2006] Il suo probabile relatore di tesi lo odiava, Zeni lo aveva incastrato per benino, in commissariato ridevano di lui, De Matteis gli passava casi da neurodeliri, la sua ex moglie lo umiliava e lui stesso aveva una paura fottuta di non riuscire neppure a fare il primo degli esami necessari per raggiungere la laurea. Cosa mancava? Iniziò a piovere, grandine. (p. 69) ["Con la morte nel cuore"]

    Un cantante e due gruppi vengono da Pordenone. Non so perché ma da Pordenone sono anni che esce della bella musica. Dev'essere la grappa. (pag. 42) «Come dice Marisa? Cosa fanno quattro informatici se si ferma la macchina? Scendono e poi risalgono.» «E perché?» «E che ne so, non sono mica un'informatica.» (pag. 67) ["Per sempre giovane", Guanda 2006]

    Ciceoni

  17. nedovannini on Ven, 02/01/2008 - 07:21

    Tu mi piaci perché sei un uomo sensibile, non cerco un'avventura ma qualcosa di serio da costruire insieme, esco da una brutta storia, non sono una di quelle, vieni a bere qualcosa da me, queste bollicine mi fanno ridere, Dio che caldo, scopami Mandingo! (pag. 179) ["Per cosa si uccide", Tea 2006]

    Dio che caldo!... Altro che mio marito!...

    Simy

  18. nedovannini on Ven, 02/01/2008 - 07:25

    ma il trasciatti sarà così? (-: simy

  19. trasciatti on Ven, 02/01/2008 - 10:12

    Mah! Il Trasciatti è un pover'uomo, lasciamolo stare. Io avevo detto a Cuorleoni di andare a prendere Biondillo su Nazione Indiana, cioè di provare a coinvolgerlo nella disputa e portarlo qui. Lui, Cuorleoni, invece mi ha portato dei pezzi di libri di Biondillo. Che poi non mi sembrano neanche malvagi (benché non ami troppo il genere). Del resto Biondillo vi ha detto quel "NO" categorico quando si è inserito nelle questioni lanose della traduzione, quindi mi sa che più dei pezzi di libri qui non vedremo. Volevo comunque dire a Cuorleoni, a Nautilus, al Baghettificio tutto di non sconfortarsi se non fioccano i commenti. Nel mese di gennaio abbiamo avuto 2500 visite, quindi qualcuno che legge c'è, anche se non commenta. A meno che non sia stato il Vannini a visitare il sito 2500 volte...

    Direttor Trascialti

  20. nedovannini on Ven, 02/01/2008 - 15:14

    siamo io e te che si va dentro e fuori cento volte al giorno. ci spiamo... si cercano le risposte...

    vannini

  21. nautilus on Dom, 02/03/2008 - 15:54

    Io e quel mio amico siamo andati nella casa dei vecchi papponi. I vecchi papponi vestono vestaglie rosse lisce di sera. Ci hanno lasciato nel salone. Un tavolo lungo e sopra una tovaglia corta ai quattro vertici. I vecchi papponi sono papponi di amiche lesbiche ammiccanti, alcune di nero vestite. Qualche vecchio pappone s’intrattiene con altri vecchi papponi e poi arriva e ammicca a me e al mio amico. Solo dopo porta un vassoio coperto di bicchieri, di cristallo perché luccicano così. Ma alcuni non sono bicchieri, hanno forme più nobili. Non ci dicono niente, a me e al mio amico, i vecchi papponi. Non ci è rimasto neanche il tempo di ammiccare verso qualche amica intrattenitrice nostra e delle sue amiche lesbiche. Ci sembra giusto principiare il pasto. E allora mangiamo i bicchieri perché il cristallo è zucchero lucente, fragrante e trasparente.

    Aldo Petardo

  22. nedovannini on Mer, 02/06/2008 - 07:46

    #
    nedovannini
    Pubblicato 5 Febbraio 2008 alle 10:43 | Permalink

    Gentile Dott. Biondillo,
    io non capisco perché non mi trova degno di risposta. Le avevo detto che ci ero rimasto male per quel suo NO così decapitante e mi aspettavo che ci ripensasse un pochino. Davvero non capisco perché mi detesta con tanta assolutezza. Sono assolutamente odioso? Mi trova irriverente? Ritiene che la mia sgangherata epifania faccia traballare l’integrità morale della sua Nazione?
    Pensa che sia il viscido scudiero del bandito db?
    Per dovere di cronaca le ripeto che sono stato per una ventina d’anni il suo (del db) psichiatra. Le ripeto che lui (il db) era un caso inguaribile di personalità multipla di matrice kierkegaardiana.
    Insomma, mi auguro che lei ci ripensi…

    dott. Nedo Vannini

  23. temperanzo (non verificato) on Dom, 09/13/2009 - 01:31

    Silvia Bartoli è diventata mussulmana e si chiama ora Alcor.

    Temperanzo