L'Accalappiacani ora c'è

Dom, 01/27/2008 - 11:03

L'Accalappiacani ora c'è

E' uscito il primo numero dell'Accalappiacani, nuova rivista letteraria dell'editore DeriveApprodi. Quella che segue è una breve rassegna stampa di quanto si trova online sulla rivista, che già dal numero 0 ha suscitato molta curiosità e qualche critica.
www.deriveapprodi.org 
Accalappiacani #1
Settemestrale di letteratura comparata al nulla
pagg. 120
€ 12

la rivista
Cosa succede quando per una volta al mese per un anno e mezzo si rinchiudono in un cinema Arci di Reggio Emilia alcuni dei più innovativi, sarcastici e audaci scrittori italiani contemporanei?
interventi di
l'indice
Tagliando i capelli
Intervista a Francesco Vicari
Turkmenbashi
Proposta per una accademia
Repertorio di quello che si trovava in edicola
Appunto per il dottor Sereni
Non bisogna dare retta a Mammi, a proposito del sugamàn
Sarebbe poco equilibrato dar retta a Colagrande quando dice che Non bisogna dar retta a Mammi
Storie di soprannomi
Santa Rosalia non si lascia pregare
Il progresso
Opera
Il trasloco
SO STATO SOSTATO
EmiliaII
La pallottola ha sparato una pistola
Questionario ricevuto per posta elettronica
Grigiopoli
Elogio del vino barricato
Wine bar
La mappa
Fenomeni curiosi
Purtroppo non posso ballare il tango
Estratti
Ingratitudine n. 2
Per quelli del Malacarne e pochi altri, parte II
Lettera alla Gazzetta
Per quelli del Malacarne e pochi altri, parte III
Epistolografia
Fracassi
Di' che ti manda Fellini
Suggerimenti
A proposito di elenchi
Reggio Emilia, 20 gennaio 2007
Non possiamo non dirci cani
Una vita inutile, di Francesco Vicari
 
www.nazioneindiana.org
Ricevo da Paolo Nori la notizia della nascita di una nuova rivista. Si chiama L'accalappiacani, è un "settemestrale di letteratura e arte" ed è pubblicata da DeriveApprodi. L'accalappiacani è fatta al cinema Cristallo di Reggio Emilia, in via Ferrari Bonini 4, in collaborazione con l'Arci locale. Quello che è uscito è il numero 0.0 ed è stato preparato da Daniele Benati, Ugo Cornia, Andrea Lucatelli, Paolo Morelli e Paolo Nori. Il numero 1.0 uscirà appunto tra circa sette mesi ma non è escluso che nel frattempo escano dei numeri 0.1, 0.2 eccetera. Dal numero 1.0 in poi L'accalappiacani sarà reperibile nelle librerie, prima di allora può essere richiesto direttamente a DeriveApprodi.
Quello che segue è il pezzo che apre il numero 0.0, è stato scritto da Paolo Colagrande e si intitola Non possiamo non dirci cani. Vale in qualche modo da premessa all'intero progetto.
A Paolo Nori e a tutta la redazione dell'Accalappiacani un in bocca al lupo.
O, meglio, al cane.
"Il cane non ha una visione d'insieme; e neanche il senso del vero o il senso del falso e neanche la memoria storica. Del resto lo diceva Nietzsche. Il filosofo Nietzsche racconta che una volta l'uomo ha chiesto al cane: ma perché invece di star lì inutilmente a guardarmi non mi parli della tua felicità? e il cane avrebbe voluto rispondere: perché mi io dimentico subito tutto, compreso quello che volevo dire un attimo fa. Ma si è subito dimenticato anche questa possibile risposta, e così non ha detto niente. Nietzsche si riferiva in generale agli animali, ma più di tutti al cane perché i migliori filosofi han sempre dietro un cane come strumento di lavoro per l'indagine teoretica ed anzi è grazie a quel cane che i filosofi teoretici a un certo punto han capito che era inutile insistere con la speculazione metafisica, e così è nata la cosiddetta filosofia analitica che in parole povere dice che se per strada riconosciamo un cane è inutile chiederci perché quello lì è un cane. E proprio grazie a quel cane è stata inventata la teoria della corrispondenza che è un modo per definire la verità per cui se tu chiami cane un cane, vuol dire che quello lì bisogna che sia un cane per forza, nella sua essenza ontologica, e alla fine è arrivato Umberto Eco a chiudere il ragionamento sul cane e a dire che si tratta di un tipico caso di designazione rigida.
Se il cane avesse memoria storica o visione d'insieme non sarebbe il miglior amico dell'uomo, anche se la leggenda del cane amico dell'uomo risente di cosiddetti modelli retrivi, categorie linguistico-empiriche inventate apposta per definire un legame accidentale replicato nel tempo senza ponderazione o elaborazione critica, da parte del cane; magari poi nel corso dei secoli dei secoli questa categoria retriva della cosiddetta amicizia con l'uomo è entrata nella memoria genetica del cane, ma non è vera amicizia come la intendeva ad esempio Cicerone nel de amicitia o Dante Alighieri nelle rime.
Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, tranne che il cane è un essere che tende all'incolore, dal punto di vista della sua essenza fisica ma soprattutto dal punto di vista intellettuale, specie quando corre, tanto è vero che per dire che uno ha indosso un vestito scolorito in dialetto si dice che ha su un vestito color cane che scappa, il che di riflesso rende la giusta misura dell'indole acritica e agnostica e anche apolitica del cane, soprattutto nel suo momento dinamico, rispetto al cosiddetto senso della vita. E quando il cane scappa, novanta su cento scappa dall'uomo, il che significa che non è poi tanto amico dell'uomo, il cane.
Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, tranne che il cane quando ha sete e si trova per caso vicino ad una pozzanghera beve direttamente dalla pozzanghera, o se gli scappa da cagare e si trova vicino poniamo a un ministero o a una stele patriottica o alla sede di una ausl, caga direttamente davanti al ministero o alla stele o alla ausl e se arriva un carabiniere o un corazziere o un sanitario a cacciarlo via lui scappa repentinamente lasciando visivamente quella scia dal colore tipico indefinibile che ha suggerito la nota espressione vernacolare. Questa cosa appena detta, quella del cane che beve dalla pozzanghera ma forse anche quella del cane che caga, ha ispirato la filosofia cinica, il che di riflesso rende la giusta misura di quanto il cane sia per sua natura cinico a partire almeno dal quarto secolo avanti cristo. Se non fosse cinico non sarebbe amico dell'uomo il cane.
Fatta questa premessa non ci sarebbero altre cose da dire sul cane, se non che l'idea dell'accalappiamento dei cani, trasfusa nell'ispirazione creativa letteraria, mi sembra un bel punto di partenza. Perché da che mondo è mondo la letteratura non si è mai messa seriamente dalla parte del cane, inteso il cane nel suo significato più arcano. Perché il cane, come si diceva all'inizio di questa mesta disamina, non ha visione d'insieme e neanche la memoria storica e quindi non ha rappresentazione panoramica. Da che mondo è mondo invece la letteratura vuole collocarsi in posizione panoramica, cioè al di sopra delle cose, e gli autori della letteratura mondiale si collocano il più possibile al di sopra delle cose e dicono che stando collocati al di sopra delle cose le cose stesse si percepiscono meglio, e solo con una visione panoramica, dicono sempre gli autori, si capisce quanto sia piccolo questo nostro mondo apparentemente travagliato e quanto irrisorie siano le vicende umane, comprese le epidemie e le guerre e le catastrofi ecologiche e le crisi economiche; e anche gli studiosi e gli scienziati si sono sempre collocati in posizione distante e panoramica e così sono nate le rivoluzioni copernicane. E anche i politici a un certo momento si sono collocati super partes che se oggi un onorevole dichiara di essere super partes ne arriva un altro a dichiarare che lo è di più, e poi un terzo a dichiarare che lui si colloca al centro, equidistante e al di sopra di quelle due parti di prima che credevano di essere già super partes loro, e così via. E in questa espansione incontrollata verso l'alto e verso l'epicentro cosmico, da parte degli esponenti della letteratura, della scienza, della politica e di tutti gli altri settori dell'umana esperienza, nessuno vuole rimanere indietro, cioè più in basso o in periferia, perché oltre a far la figura del bigolo perché non è super partes corre il rischio dell'emarginazione che, dice Crepet, è l'anticamera della malattia psichiatrica, e così si sperimentano le terapie riabilitative su base comunitaria dove si cerca di guardare se stessi fuori dalla lente deformante di se stessi medesimi e insomma al di sopra del proprio io e delle parti che lo compongono eccetera eccetera.
C'è rimasto solo il cane, giù in basso, nel punto periferico da dove son partiti tutti, milioni di secoli fa, e dietro di lui ogni tanto un accalappiacani che lo prende e lo porta al canile. Perché il cane le cose le vede solo dal basso talmente dal basso da raggiungere la giusta distanza panoramica al contrario dalle cose stesse, e quindi vedere dal suo piano cosiddetto calpestabile quello che invece con osservazione panoramica non vedi dall'alto. E intanto che tutti si dan da fare a collocarsi sopra le parti, con altre parti che si elevano panoramiche a formare nuove parti imparziali al di sopra delle precedenti, in una progressione infinita verso un illusorio apogeo, il cane continua empiricamente a bere l'acqua delle pozzanghere, cagare davanti ai ministeri ai militi ignoti e alle ausl e nessun carabiniere o corazziere o sanitario lo caccia più via che son tutti presi anche loro, i carabinieri e i corazzieri e i sanitari, a collocarsi in posizione panoramica verso l'illusorio apogeo, da non vederlo neanche più, il cane.
E allora ad esempio sarebbe bello poniamo che mentre dei candidati a delle elezioni politiche fanno dei discorsi equanimi o degli sfoghi dialettici panoramici, dentro gli studi televisivi neutrali con il telespettatore che si colloca anche lui in posizione critica neutrale, e il cameramen che inquadra panoramicamente i candidati con equidistanza ed equanimità e il moderatore che dichiara al pubblico che lui è super partes, sarebbe bello che capitasse lì un cane a fiutar per terra fin sotto il banco a studiar le scarpe e i calzini o rugare col muso rugiadoso nelle patte dei candidati premiers e magari gli venisse anche lo stimolo arcano estemporaneo di pisciare contro il tavolo o di leccare un cablaggio scoperto e prender la scossa da scappare via velocissimo nella scia incolore tipica del cane in fuga. Non so se questa cosa potrebbe interessare un pubblico critico o un elettorato equanime, questa cosa del cane, o influire sui sondaggi o condizionare gli indecisi, o dare una cosiddetta scossa al paese, son tutti aspetti periferici dell'universo del cane, che è agnostico acritico cinico e apolitico. Ma di sicuro sarebbe una bella ispirazione, da tradurre dentro una letteratura con la visuale al contrario, la panoramica dal basso, al di sotto delle parti, col cane che scappa e l'uomo che gli corre dietro per accalappiarlo, tutti e due acritici e apolitici senza la visione d'insieme e il senso del vero e del falso e il senso della memoria. Uguali precisi al cane che diceva Nietzsche."


http://gisy79.blogspot
Dopo tante riunioni, e prove e letture, prendi e scarta, invii e opinioni, ecco appena sfornata questa rivista edita dalla Derive e Approdi, che già si dovrebbe trovare al massimo tra qualche giorno nelle librerie di tutta Italia...non edicola eh
Ah per chi avesse dei preconcetti non ci sono solo autori emiliani eh...Devo dire - bell'impostazione, bella carta, dove graffi di disegni accompagnano il susseguirsi di testi - anonimi - di scrittori noti e meno, - così sarà un bel rompicapo ad individuarli. Alcuni si associano immediatamente, altri beh un po' più di pazienza; poi io che son pigra ho letto i brani brevi; poi scritto in un angolo che non avevo letto che andava letto dall'inizio alla fine, ma ormai ho cominciato in ordine sparso, io vi avviso. Questi estratti (ho presi alcuni di quelli più brevi perché ci sono anche racconti, interviste dialoghi ecc...ecc) son di autori differenti e li metto qui, certo non potevo copiare il libro per intero
Il progresso
Mauro ha detto che il progresso serve, che non bisogna avere paura, anche io, ha detto, adesso ho la motosega.
Il verme
Credo di aver mangiato un verme, disse il bimbo. Era nell'insalata. Pazienza, fece il padre. Di vermi ce ne sono tanti, uno più uno meno non fa differenza. Però non dirlo a tua madre. In quel momento lei sbucò dalla cucina. Credo di aver mangiato un verme, disse il bimbo. Aahh, gridò lei. Lo prese, lo spogliò, gli ficcò la canna dell'acqua nel culo e aprì il rubinetto al massimo, finché lui non vomitò tutto. Poi lo risistemò a tavola stremato. ti sta bene, gli disse il padre
Su a volte gli scrittori
A volte gli scrittori si fanno un sacco di pompini a vicenda. Lì al malacarne, una sera, ho incontrato uno scrittore che voleva gli facessi un pompino. Gli ho detto ch'io non sono uno scrittore; per fortuna di lì a poco è entrato un altro scrittore e si son arrangiati tra di loro, se no, mi sa, s metteva male quella sera.
Su la mia grave malattia
La mia grave malattia, vedrai che va a finire che faccio i soldi e poi mi curo. Allora poi vedrai che va a finire che mi mangio tutto e poi mi ammalo. Allora poi vedrai che va a finire che mi mangio tutto e poi mi ammalo. allora poi vedrai che, la mia grave malattia, va a finire rifaccio i soldi e mi ricuro. Allora, alla fine vedrai che qualcuno andrà in giro a dire che la mia grave malattia me la sono cercata.
Poveretti, come se la mia grave malattia e le mie condizioni economiche fossero collegate tra loro.
Tra i collaboratori dell'accalappiacani, oltre a quelli ricordati, ci sono Alfredo Gianolio (Vite sbobinate), Gianfranco Mammi (Uomini senza Mercedes), Marco Raffaini (Storia della Russia e dell'Italia), Paolo Colagrande (Fidègh), Adrian Bravi (La pelosa), Paolo Albani (Forse Queneau), Arianna Giorgia Bonazzi (Les Adieux), Gessica Franco Carlevero (Metà guaro e metà grappa).
Questo numero (gennaio del 2008) è stato curato da Paolo Nori, Andrea Lucatelli e Gessica Franco Carlevero, e contiene anche dei contributi esterni, se così si può dire, di Gianni Celati, di Carlo Fruttero e di Franco Lucentini.
 

A proposito del numero 0
http://gisy79.blogspot.com
Che cos'è "l'accalappiacani"?
Eh, non parlo di quello che corre dietro ai cani, o in un certo sì, nel senso di cani anche come potenziali "autori". Difatti, questa volta si tratta di un progetto di rivista periodica, ideata e sostenuta da Paolo Nori, Ugo Cornia, Ermanno Cavazzoni, Daniele Benati, con l'intenzione di estendere la collaborazione a tutti quelli che fossero interessati a partecipare, con le proprie idee, le proprie proposte letterarie o di qualunque altro tipo.
Circa una volta al mese ci si riunisce (chi può e chi vuole) al cinema "Cristallo"(via bonini ferrari) di Reggio Emilia, in date da stabilire; ma alla rivista si può anche partecipare "dea fuori" mandando i propri contributi via mail, all'indirizzo sotto indicato (Certo le discussioni sono molto interessanti e divertenti a vedersi, e poi si parla di tutto un po').
Chi conosce questi autori e sa che la loro narrazione si avvicina all'oralità, non per questo si deve sentire in dovere di seguire...(anche perché poi cosa c'è da seguire? A dire il vero mi fanno un pò ridere quell iche mettono tutti in un gruppo gli scrittore emiliani, come mi fa ridere chi mette tutti in un gruppo gli "scrittoriorali" per restare in Italia, mi vorrete fare il favore che Gianni Celati assomiglia a Tondelli ad esempio, eh no. Ma poi gli esempi sarebbero molti, se poi si estende il campo...)
Comunque tornando a noi, i contributi possono anche non essere di ordine narrativo tipo racconto, ma anche tipo idee di rubriche o quel che si vuole.
Credo proprio per questo L'accalappiacani possa essere un'esperienza divertente, che si discosta dal solito modo serioso di vedere la letteratura, facendola rimanere una cosa seria.
Anzi serissima, ma non priva di emozioni e divertimento.
 
www.bruttastoria.it
Segnalo l'uscita del numero 0.0 de L'Accalappiacani. L'Accalappiacani è "un settemestrale di letteratura pubblicato da DeriveApprodi che si fa al cinema Cristallo di Reggio Emilia, in via Ferrari Bonini 4, grazie all'aiuto dell'Arci Reggio Emilia". Il numero 0.0 è uscito il 19/11/06 in concomitanza con Critical Wine al Leoncavallo di Milano. Costa 1 euro e contiene racconti o similia di: Alfredo Gianolio, Paolo Nori, Daniele Benati, Paolo Colagrande, Ugo Cornia, Paolo Morelli, Andrea Lucatelli, Gianfranco Mammi, Francesco Vicari, Roberto Bussola, Mario Vighi.
Il titolo suggerisce una concezione della letteratura che, anziché guardare il mondo dall'alto verso il basso, offre il punto di vista dei cani, dal basso verso l'alto.
CITAZIONE PREFERITA: Il filosofo Nietzsche racconta che una volta l'uomo ha chiesto al cane: ma perché invece di star lì inutilmente a guardarmi non mi parli della tua felicità? e il cane avrebbe voluto rispondere: perché mi io dimentico subito tutto, compreso quello che volevo dire un attimo fa. Ma si è subito dimenticato anche questa possibile risposta, e così non ha detto niente. Nietsche si riferiva in generale agli animali, ma più di tutti al cane perchè i migliori filosofi han sempre dietro un cane come strumento di lavoro per l'indagine teoretica ed anzi è grazie a quel cane che i filosofi teoretici a un certo punto han capito che era inutile insistere con la speculazione metafisica, e così è nata la cosiddetta filosofia analitica che in parole povere dice che se per strada riconosciamo un cane è inutile chiederci perchè quello lì è un cane.
estratto da: Non possiamo non dirci cani, di Paolo Colagrande
 
 

  1. gisy on Dom, 01/27/2008 - 18:01

    Dài avanti, mi son divertita un sacco a leggere questa rivista.
    Finalmente qualcosa di non noioso, sulla cattedra.

    Gisy

  2. nedovannini on Dom, 01/27/2008 - 18:22

    pensate che ci possa pubblicare mio marito?

    simonetta percalli

  3. gisy on Dom, 01/27/2008 - 23:20

    Dovrà aspettare i prossimi 7 mesi però. Ormai

    Gisy

  4. nedovannini on Lun, 01/28/2008 - 07:28

    gisy, ma lei ha le mani in pasta?
    ma ci davamo del lei?

    simy

  5. gisy on Lun, 01/28/2008 - 07:47

    Tiro la sfoglia dei tortelli ogni mesi, è in pasta sì.
    No no , ci diam del tu di solito. C'ho la febbre, non sto mica bene, lora mi sbaglio. Anche quando non ce l'ho del resto.

    Gisy

  6. nedovannini on Lun, 01/28/2008 - 09:48

    ma onestamente, a te piace di più il trasciatti o il vannini? l'hai visto l'ambulatorio? io mi ci diverto un sacco.

    simy

  7. colleoni (non verificato) on Lun, 01/28/2008 - 15:28

    Su www.baghetta2.splinder.com ha ripreso a officiare la Sacerdotessa: Simy e Gisy, perché non chiedete udienza?

    Collj

  8. gisy on Lun, 01/28/2008 - 17:13

    @Sim io onestamente ho smesso da un pezzo di chiedermi cosa mi piace. Sto solo distante da quel che non mi piace.

  9. nedovannini on Lun, 01/28/2008 - 19:17

    il trasciatti mi attizza da morire. io poi l'ho conosciuto di persona, anche se lui di me non si ricorda certamente. è maschio maschio. balla testa poi,.. BELLO BELLO.

    simy (-;

  10. gisy on Lun, 01/28/2008 - 21:26

    Anch'io l'ho visto di persona, ma era di poche parole.
    Forse gli ho passato il sale una volta

    Gisy

  11. nedovannini on Lun, 01/28/2008 - 21:52

    e come ti è sembrato? è sexi?

  12. nedovannini on Lun, 01/28/2008 - 21:55

    comunque con me non è stato di poche parole. mi ha recitato un pezzo del pignagnoli e poi ha pure allungato un po' le mani (con garbo però).

    simy

  13. colleoni (non verificato) on Mar, 01/29/2008 - 00:18

    Gisy, a parte la Stiratrice, hai scritto altre poesie? e se sì, sono in rete? Grazie

    Collj

  14. gisy on Mar, 01/29/2008 - 00:26

    sì, ma poi le mettono su nazione indiana e le prendono in giro

    hahahahah

    cmq sì

    pure quelle a endeca che hi nel sito toh una

    "Sangue secco spezzato come rami
    Larva che tesse filati non d’oro
    Sudicia è la terra, come paura
    Corteccia a morsi di insetti a sciami
    Prima la lingua che tinge il coro
    Ora silenzio dopo cocci di mura
    Nessuna lacrima bagnerà l’arsura"

  15. colleoni (non verificato) on Mar, 01/29/2008 - 08:10

    Bella. La possiamo mettere sul Baghetta? (NI fa skifo!)

    Collj

  16. nedovannini on Mar, 01/29/2008 - 08:50

    ma collij sei un maschio o una femmina? non corteggerai mica il trasciatti eh? ;-)

    simy

  17. gisy on Mar, 01/29/2008 - 13:19

    Ma certo quello che si vuole...prendete, prendete.

    Giù le mani dal martire Tra!