Il Trasciatti » Dark0 http://trasciatti.it Lunario inattuale di letteratura e desueta umanità Tue, 22 May 2012 09:37:52 +0000 http://wordpress.org/?v=2.9.2 en hourly 1 Altro pastello del Subasio http://trasciatti.it/2011/10/11/altro-pastello-del-subasio/ http://trasciatti.it/2011/10/11/altro-pastello-del-subasio/#comments Tue, 11 Oct 2011 21:26:32 +0000 Trasciatti http://trasciatti.it/?p=1543

Un abitante della Transilvania, tal Darku o Dark0 o qualcos’altro, ci manda questo pastello dicendo che anche da loro hanno un Subasio.

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Dark0: Uomini e pecore, diciasettesima puntata http://trasciatti.it/2010/08/05/dark0-uomini-e-pecore-diciasettesima-puntata/ http://trasciatti.it/2010/08/05/dark0-uomini-e-pecore-diciasettesima-puntata/#comments Thu, 05 Aug 2010 08:45:53 +0000 Trasciatti http://localhost:8888/wordpress292/?p=33 Post image for Dark0: Uomini e pecore, diciasettesima puntata

15.

- Co ty kurwa robisz?

Mi fermo con la chiave della Twingo in mano davanti alla portiera del Land Rover. Annuso l’aria e sento il profumo di quelle parole che entrano nel naso e combaciano perfettamente con le vibrazioni che producono dentro le mie orecchie.
Solo che non ne capisco il senso. Tentenno mentre cerco di decifrare.
La bionda è lì, silhouette disegnata su fondo chiaro, davanti l’ingresso dell’hotel Tardoun. Oltre ad essere bionda deduco che è straniera e scarto tra le moltissime, ma finite possibilità, che non sia francese.
Resto immobile sotto il suo sguardo che non vedo, ma che immagino freddo e dell’Europa dell’est, mi scuso a mio modo, fingendo disinteresse.

- Come?
- Che cazzo stai facendo?

E gli accenti e le consonanti aguzze mi confermano che sono stato colto in flagranza di reato da una polacca profumatissima. Cammina sul suo tacco dodici con una leggiadria inimmaginabile e ad ampie falcate si dirige verso di me. Cerco il suo sguardo con la rabbia di prima, come se non avesse dovuto interrompermi senza chiedere scusa. Quando lo trovo lei è a pochi passi da me. Mi tende la mano e dice con tutt’altro tono Śnieżka e io capisco che è semplicemente il suo nome. Spiazzato le tendo la mano e la mia rabbia si smorza in un attimo. Lei con un gesto rapidissimo mi prende di mano le chiavi della Twingo. Che cazzo fai? Le dico. Co ty kurwa robisz? Mi risponde di rimando con lo stesso ritmo delle parole e tira su il braccio facendo tintinnare le chiavi come se fossero campanelli. Io mi avvicino, ma nenache tanto convinto, e finalmente riesco a guardarla negli occhi. La guardo e anche gli occhi sono profumati.
Mi fermo. Sono stanco. Stanco di agire. Rassegnato. Preparo un monologo da fine serata.
Imbastisco una serie di frasi che hanno come comune denominatore la voglia di non perdere tempo, la stanchezza di una giornata così e la rabbia difficile da trasformare in delicatezza dopo una certa ora della notte e in una certa situazione allucinata. Lei mi ascolta circondata dalle Alpi Cozie e dalla sua chioma bionda liscissima e la sua voglia di giocare sembra si affievolisca quando non mi vede più come il suo personale giochino della serata. Mi sorprendo quando alla fine del mio monologo – molto soddisfacente – riesco perfino a dire:

- …Per cui puoi anche tenerle le chiavi. Non me ne importa. Non m’importa più di niente. Vado a dormire. Da qualche parte…

E faccio anche per andarmene da quella situazione come se qualcuno mi stesse davvero aspettando. E sono sicuro che Śnieżka mi legge nel pensiero perché dice Volevi fare questo? E con le chiavi della mia Twingo inizia a tracciare una lenta linea stridente sulla fiancata del Land Rover del suo amichetto. Io la fisso e mi sembra un felino dopo che ha preso un colpo alla testa. I suoi pantaloni aderenti la fanno gatta magra e glabra e il suono del metallizzato che va via e si raccoglie sulla punta delle chiavi in piccoli riccioli d’argento è la colonna sonora di questo nostro sguardo da folli guerrieri del nulla. Quando il nostro guardarsi diventa insopportabile, Śnieżka ferma la musica e lancia l’arma del delitto verso di me. Io prendo al volo le chiavi e annuso l’aria che ha una consistenza diversa. Lei è vicinissima. La linea la ha avvicinata a me. Sorride sorniona. Mi aspetto un’altra delle sue frasi in polacco incomprensibile e invece anche stavolta sono totalmente spiazzato quando dice:

- Andiamo in Francia?

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Riprendiamo Uomini e Pecore di Dark0: sedicesima puntata http://trasciatti.it/2010/08/05/riprendiamo-uomini-e-pecore-di-dark0-sedicesima-puntata/ http://trasciatti.it/2010/08/05/riprendiamo-uomini-e-pecore-di-dark0-sedicesima-puntata/#comments Thu, 05 Aug 2010 08:40:36 +0000 Trasciatti http://localhost:8888/wordpress292/?p=15 Post image for Riprendiamo Uomini e Pecore di Dark0: sedicesima puntata

14. Ovvero una ricostruzione degli eventi partendo da piccoli frammenti fissi. Come in un livello avanzato di tetris: tipo il quarto

Luigi mi avrebbe detto È ovvio: dovevi prenotare.
E tutta quest’ovvietà che lui ha, a me manca.
Così, circondato da una nube di intenzioni naif, entro nell’hotel Tardoun con le aspettative di uno che ha passato una giornata difficile e stancante e il cui unico obiettivo è quello di avere un materasso morbido sotto il culo che gli dice Eccoti arrivato, amico, aspettavo solo te.
Invece il tizio con i capelli brizzolati, che sembra Mister No ma con gli occhiali, dopo i saluti di rito, mi chiede con gentilezza le mie generalità e inizia a cercarle sul suo enorme monitor a ventuno pollici.
Io vedo lo schermo lcd riflesso nei suoi occhiali e mi sembra che questo suo aspetto cyber, cozzi con lo stile dell’alberghetto, tre stelle e dieci stanze, dalle rifiniture in legno un po’ ovunque e dall’aspetto rustico e accogliente.
Dissonanze tecnologiche attirano il mio sguardo curioso.
Ai piedi di Mister no, ricavata in una cassetta da dove escono fuori un’infinità di fili, sbrilluccicano i led di un modem wi-fi. Seguendo i fili con lo sguardo e sporgendomi leggermente riesco a vedere il case del computer e ne percepisco il ruotare della ventola. Girandomi, in un angolo dell’anticamera, tra le perline di legno e i quadri con paesaggi montani, noto un sensore bianco pallido anti intrusione che luccica a intermittenza. Vicino la barocca bacheca per le chiavi, appena dietro una mensola, c’è uno sportellino a scomparsa nel muro che sono sicuro nasconda agli sguardi furtivi la centralina dell’allarme.
Mister No deve essersi accorto di questo mio approccio alla Ocean’s Eleven, e stavolta mi chiede un documento. Glielo do e penso che fino adesso abbia navigato in rete cercando informazioni su di me. Abbia cercato foto, articoli che ho scritto, messaggi su blog, video o qualsiasi altra cosa riconducibile al mio nome. Forse alla fine mi ha trovato e avrà inoltrato la sua richiesta di amicizia. Oppure.

– C’è qualche problema?
- Signore. La sua prenotazione non risulta.
- E infatti. Non ho prenotato.

La sua faccia diventa cupa e lo sfondo in bianco e nero. Linee dinamiche escono dalla sua testa e il riflesso degli occhiali cyber fa un giro completo e mi rimbalza in faccia.

– Purtroppo l’albergo è al completo, signore.
- Al completo? Guardi, che a me va bene anche una doppia.
- Non ci sono stanze libere.
- Gesù…

E dico Gesù solo per buttare via il fiato, perché il libero arbitrio, con una giornata così, ha davvero poco a che vedere e il Signore in questione, sulla croce, mi sembra non si fosse raccomandato altro di non mettere mai più il naso negli affari di noi mortali. O sbaglio?
Cerco una soluzione immediata. L’immagine migliore che mi appare è il divanetto beige dietro di me, davanti al tavolino con le riviste e io rannicchiato in posizione fetale sotto un piumone con i fiorellini. Gli occhi di Mister No sono impenetrabili: due fessure alla Bud Spencer. Poi avrà intuito il mio sconforto o forse avrà visto in questa mia ingenuità la stessa del suo figliolo di sedici anni, oppure gli saranno tornati in mente i consigli della moglie, quando nella stagione passata gli aveva suggerito di ampliare i locali al pianterreno per offrire ai clienti un servizio migliore. Insomma deve essere scattato qualcosa dentro di lui, qualcosa che lo ha portato a dire:

– Signore, provo a cercarle una stanza nelle vicinanze. Se ha voglia di attendere.

Ha voglia? Ha voglia di attendere? I piemontesi ti chiedono sempre se hai voglia. Perché se non ha voglia di attendere, può andare a dormire per strada, a noi non cambia niente. Sticazzi.
Attendo.
Mi siedo sul divanetto beige mentre a Mister No manca solo un’interfaccia neurale diretta alla tempia con spinotto jack/cannon, per farlo assomigliare ad un androide impegnato nella sua attività di problem solving.
Il tempo passa ed è incomputabile.
La stanchezza mi schiaccia a terra come sotto una pressa e quando Mister No ha finito la sua ricerca, si è trasformata in rabbia e nervosismo.
La pazienza è messa alle corde. Ce l’ho con me, con la mia dannata approssimazione in queste cose, con un mondo che vuole sempre programmi prima di azioni e ce l’ho anche con Mister No che nonostante non fosse obbligato, mi ha trovato una stanza da qualche parte in un paesino più sperduto di questo e per arrivarci dovrò rimettermi in macchina e non c’ho voglia per niente.
Lascio aperta sul tavolino una rivista di moda e gossip dal nome inglese, che stavo sfogliando. Esco maledicendo gli uomini, le pecore, gli hotel dei paesini della valle Stura, i matrimoni, facebook e  tutte le mie ossessioni.
Quando sono fuori il nemico è il mondo. No. Il nemico sono io. Neanche. Il nemico è il Land Rover parcheggiato sul marciapiede. Enorme e luccicante. Troppo enorme, troppo luccicante, troppo perfetto.
Trovo immediatamente una giustificazione alla mia prossima azione: quei due hanno preso l’ultima stanza, la stanza che spettava a me. Rincaro la dose: ’sti bastardi ricchi e figli di puttana.

Mi basta poco per tirare fuori di tasca le chiavi della Twingo – benedetta macchina portatrice di stimmate metallizzate – e avvicinarmi smanioso di vendetta alla fiancata del nemico.

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